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IL BLOG DI TREKKING ED ESCURSIONI

MONTE CASTORE, UN EMOZIONE A 4200 m!

Due giorni tra le montagne più alte d'Europa

19 08 Castore smallSalire su un 4000 nelle alpi è il pieno raggiungimento della "carriera" di un escursionista. Da questo punto in poi entri nello step successivo, quello alpinistico. C'è chi continua facendo salite più impegnative e c'è chi invece si compiace per aver raggiunto un sogno.

In questo fine settimana il piccolo manipolo di aspiranti alpinisti hanno vissuto la montagna in pieno con tutte le sue bellezze, le sue viste panoramiche ma anche il suo carattere forte e severo.

Se per il gruppo è stata l'emozione di aver raggiunto la cima, di aver superato difficoltà che si sono rivelate maggiori di quelle previste a causa delle condizioni del percorso: ghiaccio, vento e cresta affilata... per il sottoscritto è stata un emozione vedere i sorrisi e la gioia dopo la concentrazione, le piccole paure, le fatiche e i "dai che ce la devo fare".

Il primo giorno ci prendiamo la giornata con calma, saliamo lentamente con molte pause per acclimatarci per bene... inutile correre abbiamo tutta la giornata a disposizione.

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Il sentiero per il Rifugio Quintino sella ha un ultimo tratto di cresta su sentiero attrezzato con qualche tratto esposto, ma il sentiero sempre largo non impone l'uso di attrezzatura.

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I panorami spaziano dal Gran Paradiso al Monte Bianco passando per la Grivola, il Monte Emilius, le vicinissime cime del Monte Rosa, mentre la vista spazia sulle vicine valli di Ayas e Gressoney, mentre la Valesesia è coperta dalle sue immancabili nubi di calore!

Così con calma e godendoci la giornata stupenda arriviamo al rifugio

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Come da programma, visto che per la maggior parte è il primo ghiacciaio, facciamo un po' di formazione. Proviamo i ramponi, eseguiamo qualche manovra di cordata e facciamo un briefing pre ascensione, così da essere tutti preparati e pronti al mattino.

 Cena e a nanna presto! O per lo meno si cercherà di dormire perchè il rifugio è pieno di persone con tutti i rumori che ne conseguono... anche quelli molesti!

Driiiiiin sono le 4.00! Sveglia!!!

Fuori si sente il vento soffiare forte, mamma mia oggi dobbiamo affrontare la cresta del Castore bella sinuosa ma anche in alcuni tratti affilata ed esposta! Ma una volta fuori dal rifugio il vento è teso ma non particolarmente forte.

Ci prepariamo, ci imbraghiamo ancora assonnati... qualcuno si attarda, il risveglio a questi orari è piuttosto traumatico per chi non è abituato!

Partiamo nel buio della notte, verso la pianura padana si vedono le luci della civiltà che si prepara alle vacanze estive, mentre noi in veste invernale risaliamo il ghiacciaio del Felik

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Freddo e vento, ma forti della voglia di salire raggiungiamo la base della piccola paretina che ci porta al Colle del Felik. Questa si presenta un po' ghiacciata, ma grazie alle istruzioni di Mauro la nostra guida riusciamo a salire tutti senza grosse difficoltà. Impressionante il passaggio sul crepaccio terminale ben evidente.

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Ora ci aspetta un bel tratto di cresta in salita molto aereo ed esposto con un piccolo risalto nevoso da affrontare. Con calma e misurando i passi lo superiamo e ci troviamo sul più rilassante plateau del Felik.

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Da qui fino alla cresta finale le difficoltà sono pressochè nulle. L'ampia cresta ci concede una tregua mentale, ma il vento e il freddo imperversano. Saliamo con un buon ritmo fino a raggiungere la cresta finale.. "dai che il più è fatto!, abbiamo affrontato tutto il dislivello"

La Cresta si presenta in alcuni tratti ben affilata, i piedi ci stanno su stretti ma ci stanno! il vento tira il che rende tutto adrenalinico.

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Un passo, poi l'altro, il vento soffia ma le raffiche non sono forti... arriviamo alla crestina e camminiamo dritti e con passettini come se fossimo ballerine, poi segue un tratto poco più ampio e il respiro torna tranquillo, finalmente riusciamo a posare la picozza su un esile muretto di neve che ci da un minimo di sicurezza in più. Incrociamo una cordata che scende, ma con calma ci spostiamo ancorando bene i ramponi sulla ripida parete, la picozza ben piantata e riusciamo a far scendere le persone. Una manovra da fare con calma e attenzione e poi via riprendiamo a salire... saliamo, un ultimo tratto, il respiro si fa corto, l'emozione arriva, il vento soffia e finalmente vediamo la luce al di la del pendio! Siamo in cima!

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Poco tempo per stare su: vento, freddo, gente che sale e il poco spazio in cima ci impone una discesa veloce. Ora occorre avere molta concentrazione perchè la discesa è come la salita!

Però abbiamo più fiducia in noi stessi e la difficoltà sembra essere minore, ma meglio non perdere la concentrazione.

La cresta affilata passa, scendiamo al plateau e ora c'è il tratto più tecnico. Il piccolo salino nevoso su una cresta abbastanza esile. Uno alla volta si scende facendo sicura con la corda. Ci adagiamo sulla cresta e la discendiamo con tutte le cautele, i ramponi mordono il ghiaccio ricoperto dalla neve che inizia ad ammorbidirsi e così raggiungiamo il ripido traverso da discendere.

Il sole ha fatto il suo dovere e ora c'è meno ghiaccio, la discesa diventa meno complicata di quello che si pensava, superiamo la crepaccia terminale e finalmente mettiamo piede sul piatto ghiacciaio del Felik. Fine delle difficoltà!

Ci si rilassa un attimo, si beve, scattiamo la foto di gruppo e si vedono i sorrisi di chi è soddisfatto

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Tutti giù al rifugio per sgranocchiare qualcosa e festeggiare la nostra salita.

Ora la storia è quella della lunga ed eterna discesa al Colle di Bettaforca. Lunga perchè la stanchezza fa sembrare tutto più lungo! Ma l'umore è alle stelle e così si conclude la giornata con il classico brindisi finale!

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Bravi tutti, davvero in gamba! Le difficoltà ci sono state ma le avete superate bene... ora si sogna la prossima avventura!

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GUARDA IL FOTOALBUM COMPLETO SU GOOGLE FOTO.

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