GLI ALPEGGI DELLA VAL TRONCONE

Il lato selvaggio della Valle Antrona in Ossola

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C’è un mondo fatto di alpeggi meravigliosi, natura incontrastata e selvaggia, panorami mozzafiato e una pace assoluta. Questo mondo si chiama Valle Antrona. Questa piccola valle inizia poco sopra Villadossola e arriva fino al confine con il Vallese svizzero, la parte alta è diventato un parco naturale nel 2009. Si tratta di una zona ancora poco frequentata dagli escursionisti, che di norma usano frequentare due o tre percorsi. Ma oltre ai classici Passo del Fornalino, Rifugio Andolla e Lago Campliccioli e Cingino, esistono diversi altri percorsi interessanti dal punto di vista naturalistico, culturale e paesaggistico. Uno di questi è la salita agli alpeggi di Larcerio, Lareccio e Lombraoro.


Questa escursione purtroppo non ha riscosso successo, ma ho deciso di farla lo stesso e raccontarla nella speranza di stuzzicare l’interesse per questa parte di Ossola tutta da scoprire.

Parto di buon ora da casa, sono le 6.00 e alle 8.00 arrivo ad Antronapiana con una gran fame, sarà il caso di fare una buona colazione prima di partire altrimenti non muovo neanche un passo. Il piccolo abitato è ancora deserto, il cielo è ancora pulito anche se qualche nube sta tentando di farsi timidamente strada. La giornata è prevista decente con temporali e acquazzoni pomeridiani. Quando ci sono queste condizioni è preferibile partire e tornare presto per evitare di dover scappare a gambe levate con fulmini e saette che ti rincorrono.

Con la macchina mi porto al lago di Campliccioli dove c’è già un po’ di gente che si accinge a salire, ma la direzione è la stessa per tutti, il lago di Cingino. Io invece vado da tutt’altra parte! Percorro il bel sentiero che segue fedelmente i binari della vecchia Decauville che serviva a portare i materiali di costruzione alla teleferica per il Cingino. Un’opera di ingegneria umana diventata parte integrante del contesto naturale di questo lago, una simbiosi strana ma piacevole. Alla fine della Decauville ecco il bivio, da una parte vedo passare i gruppetti di persone diretti verso la diga del Cingino, io in stile Lupo Solitario imbocco il sentierino che si inoltra nel bosco indicato da un cartello ricurvo.

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Questo sentiero, una volta giunto in quota, compie un lungo traverso sulla destra orografica della Val Troncone, una valle ricca di acqua e quindi ricca di piccoli rii da guadare! L’inverno ha fatto i suoi bei danni anche qui, ma ciò che rende più complicato il percorso sono i numerosi rii ancora gonfi dalla tanta neve in scioglimento presente in quota. Passo per una bellissima radura dove vengo accolto da un camoscio che alla mia vista pensa bene di cambiare zona, avrà pensato: “ecco il primo bipede della stagione, è finita la festa!” Finalmente raggiungo l’Alpe Larcerio, un luogo tanto idilliaco quanto solitario, chiuso dal bosco ma sufficientemente ampio per godere di un bellissimo panorama. Mi fermo a fare qualche foto, sentendomi osservato dal camoscio che mi starà controllando a distanza mentre le nuvole cominciano ad arrivare portando le prime velature nel cielo ancora parzialmente azzurro.Questo sta a significare che il percorso sarà in completa solitudine?
Inizio a salire inizialmente nel bosco, poi mi trovo in una radura e l’erba comincia a far posto ad una infinita distesa di mirtilli e rododendri. Queste bellissime piante mi faranno compagnia per quasi tutto il percorso, dove in molti tratti mi nascondevano completamente il sentiero.

Rientro nel bosco e faccio altri guadi di piccoli torrenti, passo per una zona umida molto bella, il sentiero corre proprio al suo limitare e sembra di essere su un materasso ad acqua. Il terreno è morbidissimo e la camminata diventa una sorta di fluttuazione lunare. Rientro nel bosco circondato dai mirtilli e dai rododendri sempre più fitti ed ogni tanto qualche ginepro mi pizzica le gambe. Tutto questo è piacevole essendo anche circondato dalla solitudine più assoluta.
Lareccio-0022Finalmente arrivo anche al famoso alpeggio di Lareccio, un luogo aperto e dal grande panorama, purtroppo le nubi hanno coperto buona parte del cielo rendendo il tutto più cupo, ma la bellezza del luogo è ancora incredibile. Sullo sfondo c’è tutta la testata del vallone con ancora molta neve e intorno l’erba è ancora in fase di ricrescita. Guardo le piccole baite e penso a quanto lavoro ci doveva essere in questo alpeggio, agli animali, ai pastori. Sono indeciso se mangiare in questo bellissimo posto o scendere a valle riducendo il rischio di prendermi una lavata. Prevale il buon senso e a malincuore lascio questo paradiso scendendo verso il basso. Il sentiero diventa piuttosto ripido ed in alcuni punti scivoloso, si passa per una zona piena di pini mughi, una rarità in questa parte delle alpi. In breve raggiungo l’ultima parte, dove occorre attraversare il residuo di una valanga per poi scendere lungo la sua lingua terminale fino al fondovalle. Qui mi aspetta l’ultimo guado, il più cattivo perché i tronchi che fungevano da piccolo ponte sono stati divelti dalla forza dell’inverno. Mi guardo intorno per vedere se esiste un passaggio più comodo, ma non c’è nulla. Non resta che una sola soluzione, togliere gli scarponi, tirare su i calzoni ed entrare in acqua. L’acqua è freddissima ed in un punto entro fino a metà coscia bagnandomi un po’ i pantaloni. Per fortuna che ho un paio di pantaloni di ottima qualità, di quelli che paghi cari e salati, in queste occasioni però li ringrazi perché si asciugano in poche decine di minuti.
Fine delle asperità e fine della solitudine, il sentiero largo, visibile e ben evidente torna davanti a me. Ora mi posso concedere la pausa pranzo. Nel frattempo le nubi si addensano sempre di più, ma ormai ho solo un’ora di cammino per arrivare all’auto e quindi posso meritarmi il panino con la bresaola!
Il finale, beh un bel giro intorno al lago l’arrivo alla macchina puntuale per schivare l’acquazzone e prima di partire ricarico i sali minerali con un buona birra fresca.

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