LA TRAVERSATA DELLA VALGRANDE

Due giorni nella wilderness pura, con un po' di sana sauna!

TravValg-3551Il sottotitolo si racconta da se, perché abbiamo goduto di due giorni stupendi, senza nemmeno una nuvola. Ahimè il prezzo che abbiamo dovuto pagare è stato il caldo portato da questo anomalo anticiclone africano.

Il ritrovo è a Premosello con Alberto, dove saliamo con le nostre auto a Colloro per lasciarne una che servirà poi per il rientro a fine traversata. Ci dirigiamo con l'altra auto a Malesco dove incontriamo Christian. Nella bella piazzetta di Malesco non può mancare il caffè prima della partenza, nelle mie escursioni la tappa bar è una tradizione secolare che non deve mai mancare.

Con la nostra dose di caffeina giornaliera, saliamo lungo la strada della stupenda Val Loana fino alla sua fine, dove parcheggiamo e iniziamo il nostro trekking. Il Panorama che si apre davanti a noi è a dir poco fantastico, la testata di questa valle è davvero incantevole, e la forte presenza della neve a stagione inoltrata la rende ancora più suggestiva.

Zaino in spalla, macchina fotografica carica e pronta a scattare foto e con il morale alto iniziamo il nostro avvicinamento alla wilderness della Valgrande. Dopo pochi minuti di cammino, ci troviamo ad affrontare il primo residuo di valanga che ha spazzato via buona parte del sentiero, riportando detriti e tronchi a valle. Il superamento di questo tratto ci obbliga a fare una deviazione con qualche titubanza nella ripresa della retta via che presto ritroviamo. Sosta d'obbligo davanti alla fornace della calce, per raccontare il processo di trasformazione dalla roccia composta da carbonato di calcio (per gli amici Calcare e Marmo) in calce. Per fortuna le valanghe lo hanno risparmiato, lasciando ancora la traccia del passato di questi luoghi. Dopo il saluto con inchino alla fornace riprendiamo il nostro cammino superando un altro breve tratto devastato dalle valanghe.TravValg-3557

Sfidando il caldo e la neve papposa in quota arriviamo finalmente alla bocchetta di Scaredi. La vista che si gode da qui ci apre il cuore e le fatiche della salita sono già un ricordo. Ora ci possiamo rilassare un pochino e pranzare, ma solo dopo la ricerca disperata dell'ultimo segnale della rete cellulare per inviare gli ultimi messaggi di amore alle fidanzate, mogli e genitori. Ci godiamo i nostri panini con la vista bellissima della Valgrande, mentre sullo sfondo aleggia sempre la grande sagoma del Monte Rosa a guardia di tutte le Alpi occidentali. Tra un panorama e l'altro, sulle pendici della Laurasca vediamo un branco di camosci indaffarati a cercare cibo, ma con il caldo portato dall'anticiclone Africano ci chiediamo se nel mezzo ci sia qualche cammello del Sahara!

La discesa verso In La Piana è un vero Camel Trofhy, tantissime le piante cadute che ostacolano il passaggio e spesso ci tocca uscire dal sentiero per aggirarle, con la conseguente ricerca della retta via. Fortunatamente mano a mano che scendiamo di quota i danni sono minori e ci possiamo godere con più calma la bellezza delle faggete della Valgrande. Non possiamo esimerci dal pensare ai boschi e i boscaioli della Valgrande, quando un tempo qui era tutt'altro che wilderness. Queste montagne hanno vissuto epoche dove l’uomo era ben presente e lo è stato dalla preistoria fino a pochi decenni fa. Oggi non è abitata ma viene visitata dagli uomini proprio perché non ci vive nessuno, per il suo “silenzio” e per la sua natura rigogliosa. Arriviamo al ponte sul Rio Fiorina ed in pochi minuti raggiungiamo la meta del primo giorno, il bivacco a In La Piana. Ci organizziamo per preparare la pasta asciutta che ci caricherà le pile per il giorno successivo e dopo cena ci godiamo la placida atmosfera dell’Alpe con il canto serale degli uccelli.

TravValg-3597Titi titi titi, suona la sveglia! Sono le sette! Ci svegliamo e il primo sguardo va al cielo. Altra giornata con cielo azzurro e secondo le previsioni calda. Ci mettiamo in marcia poco dopo una colazione frugale e il rifornimento di acqua. La faggeta che ci conduce in Val Gabbio è ampia spesso troviamo zone piane che con molta probabilità venivano utilizzate per costruire le carbonaie. Il bosco è fitto ma ogni tanto nelle zone più rade si scorge il panorama verso altri boschi e valli, rendendo l’ambiente magnifico e maestoso. Ci avviciniamo al Rio Valgabbio, lo sentiamo scrosciare con le sue limpide acque ed in poco tempo raggiungiamo le sue rive. Ci deliziamo della vista e della frescura delle sue acque, la giornata è rovente e anche all’ombra si sente l’afa.

Scattiamo qualche foto in questo piccolo angolo di paradiso e poco dopo risaliamo verso il ponte per iniziare la faticosa salita alla Colletta. Questo tratto di circa 300 m di dislivello non lascia tregua e mettono a dura prova le nostre gambe. Saliamo con un passo lento e costante, per ottimizzare al massimo l'equilibrio tra sforzo e risparmio di energie, ed una volta giunti alla Colletta ci concediamo la meritata pausa, rigorosamente all’ombra! Ciò che ci aspetta dopo sarà ancora più faticoso, l’ultimo tratto che ci porterà alla colma sarà ripido e per gran parte esposto al sole. Per fortuna incontriamo ogni tanto qualche piccolo ruscello che ci offre la possibilità di pucciare le mani e la testa per rinfrescarci. Non oso immaginare i miraggi che avremmo avuto senza poterci rinfrescare, forse i cammelli di Scaredi o i dromedari di Premosello!! Scherzi a parte, dove trovavamo un po’ di ombra ci fermavamo a sorseggiare un po’ di acqua fresca, così da essere sempre ben idratati.TravValg-3621

Con calma e buon spirito arriviamo al bivacco della Colma dove ci attende un panorama mozzafiato sulla Valgrande da un lato e verso il Monte Rosa e l’Ossola occidentale dall’altro. Anche qui le fatiche vengono ampiamente ripagate e la stanchezza diventa ormai un ricordo, o quasi! Il bivacco è situato al centro della bocchetta in una posizione molto suggestiva, nelle vicinanze si trovano due piccole baite e i resti della vecchia teleferica che collegava il trasporto legname dal fondovalle valgrandino a quello ossolano. Volge così quasi al termine il nostro piccolo trekking, ci manca solo la lunga discesa verso Colloro che effettueremo dopo il pranzo, respirando le ultime boccate di ossigeno che la valgrande ci ha offerto in questi due giorni di cammino.

La discesa è lunga ed ogni fontana che incrociamo la battezziamo con una gran bevuta di acqua e una rinfrescata alle nostre teste roventi. Nella discesa godiamo della bellezza delle montagne intorno a noi e ci deliziamo al passaggio dei piccoli nuclei di baite che incrociamo lungo il nostro cammino fino alla fine del percorso a Colloro. Un ringraziamento di cuore ai partecipanti di questa bellissima escursione: Christian per il quale ho avuto l’onore di accompagnarlo per la prima volta in valgrande, e ad Alberto per la sua simpatia e la calma che infondeva.

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