OTTO ESCURSIONISTI ALLA RICERCA DELLA WILDERNESS

Due giorni tra le faggete e le creste del Parco Nazionale Valgrande.

17 06 ValgrandeTrek 4445 smallQuesto trekking doveva essere di tre giorni, ma le previsioni per la domenica non erano per niente incoraggianti. L'attendibilità era media, quindi era un lancio della monetina sulla scommessa del sole. Ci sono luoghi dove si può andare altri dove è meglio non rischiare. La decisione doveva essere presa con un certo anticipo e non c'era tempo per delle previsioni più attendibili, quindi trekking ridotto a due giorni.

Ma la mia infallibile mente macchinosa ha escogitato delle varianti su misura dei partecipanti e la traversata è stata fatta in maniera ricca e prelibata!

Macchine cariche, zaini di più e ci troviamo al bar di Fondotoce quale punto finale di incontro con tutti i partecipanti, con il sorriso smagliante della barista, quest'ultimo provvedo a cambiarlo le prossime volte, è una promessa!

Raggiungiamo Cicogna, sotto un bel sole caldo e inizio a distribuire tende e vettovaglie alla truppa di escursionisti. Il bivacco è molto piccolo e il rischio di trovarlo in parte occupato è alto, quindi occorre portarsi un paio di tende di emergenza. Gli zaini sono ben pesanti, ma se vuoi fare realmente trekking questa è la via, la luce e la verità! Le spalle duolono, ma l'esperienza è piena.

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Visto che la brigata "wild escursionisti" sono belli tonici, decido per il sentiero più erto ma senza dubbio più appagante e panoramico, così in quasi men che non si dica eccoci all'alpino.

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Il sole è alto e fa molto caldo, la fontana del piccolo alpe ci regala un po' di sollievo e facciamo il pieno alle borracce prima di salire per raggiungere il bordo della valgrande, per superare quel gradino che ci introduce nella wilderness pura.

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Qui è tutta discesa percorrendo la stupenda faggeta sottostante la cima sasso e che ci protegge dal sole e dal caldo anche se qualche nube incombe sul cielo. In questo tratto non siamo soli, incrociamo altri escursionisti che percorrono l'anello della Val Pogallo e noi li guardiamo con invidia per i loro zainetti piccoli e leggeri mentre i nostri sono pesanti e ingombranti.

Arriviamo puntuali per il pranzo a Pogallo, dove ci accomodiamo nel bel pratone e all'ombra di una pianta per consumare il nostro pasto frugale. Comincio ad offrire mele a tutti, non per gentilezza ma per alleggerire lo zaino, ma niente le mele non fanno presa meglio l'insalatissima rio mare dove qualcuno forse perchè prende provvigioni mi convince a prendere un'altra marca di scatolame! Rovistando nel mio zaino alla ricerca spasmodica del cibo, mi accorgo che manca un elemento prezioso per la cena: il sale! Per fortuna a Pogallo c'è una baita privata dove busso alla porta e magicamente trovo anche il sale per la pasta, mi sono salvato il linciaggio serale da parte dei miei gitanti!

La pausa si sta trasformando in una lunga pennica e prima che mi cadano tutti tra le braccia di morfeo li raduno per un breve ed emozionato spiegone sul rastrellamento della valgrande e poi via di nuovo nella wilderness. Da qui in poi la presenza umana cala drasticamente!

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Qui viene il bello! anzi a dire la verità ho spinto la truppa proprio lungo il percorso dei guadi, perchè dobbiamo essere wild fino in fondo! Arriviamo al guado del Rio Pianezzoli, dove vista la poca acqua lo attraverso brillantemente e aggiungerei con un gran fondoschiena d'oro, saltellando tra un masso e l'altro. I sassi sono un po' scivolosi, ma si riesce a passare se non fosse per gli zaini che sbilanciano parecchio, difatti il primo malcapitato finisce in pieno nell'acqua. Tutto bene per fortuna, ma farsi male qui significano rogne, quindi allerto il resto della truppa che l'unico modo consentito per attraversare il torrente è: GUADARE! Quindi via scarponi e calze, risvoltone ascellare ai pantaloni e via nell'acqua!

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Abbiamo anche le Miss Guado 2017 con tanto di unghie smaltate!

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Qualcuna però accusa i sintomi da guadite acuta, urca che frecc l'acqua!

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Noto con piacere che ai miei escursionisti piace l'avventura, non ancora l'idea di cosa sia un bivacco molto spartano! Intanto tra una salitella nel bosco e un traverso nel bosco arriviamo a pochi minuti dal bivacco mentre si sente un "straaap" e poi un "Ma porc....." Intoppo tipico di un tipico trekking selvaggio: si rompe lo spallaccio di uno zaino! Per fortuna siamo attrezzati anche per questi incidenti di percorso... io con dei robusti lacci per scarponi ma una delle Miss Guado con diploma infermieristico ha addirittura una cinghia di scorta, così ripariamo il malcapitato zaino vintage anni 80 non appena raggiungiamo il bivacco.

Nel bivacco non siamo soli, ci sono anche due ragazzi, quindi prima di ogni cosa vediamo come sistemarci nella minuscola struttura e se è il caso di montare una tenda per la notte. Prendo righello e penna, misuriamo il bivacco e con un calcolo da geometra riusciamo ad incastrarci tutti senza dover usare tende.

Mentre tutti si sistemano il loro mezzo metro quadro di spazio nel bivacco io inizio a preparare la cena e la prima cosa è accendere il camino per far bollire l'acqua:

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Poi si va di aperitivo dove spazziamo via carne essiccata, salame, formaggio e taralli vari mentre si aprono le danze con il vino! Ecco proprio lui con il suo tasso alcolico fa salire il brillante che c'è in noi! Se poi nel gruppo ci sono elementi del disordine, la risata è assicurata.

Fare la pasta per dieci persone, in un tegame piccolo, sopra un piccolo camino è una impresa ciclopica se poi aggiungiamo che il chilo e mezzo di pasta deve essere scolato da una pentola monca e traballante. Con una precisa e militaresca operazione di squadra riusciamo a scolare la pasta e a condirla con del buon sugo.

Per la cerimonia della distribuzione della pasta guarda questo video!

Finiamo di cenare all'ora che tutti iniziano a cenare! sono solo le 20.00 che si fa? si va a dormire? magari più tardi ora giochiamo con il "Time's up, indovina il personaggio" gentilmente offerto da Marco. Lo scopo del gioco è indovinare un personaggio attraverso delle descrizioni, parole e mimi... appunto i mimi, se il gioco inizia in maniera seria e determinata si finisce con il fare mosse da scimpanzè e riuscendo a confondere Franco Ingrassia con Ciccio Franchi, oppure dire "Santa" riferendosi alla cantante Madonna.

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Il bivacco è trasformato in una sala da Zelig, mentre i due ospiti del bivacco ci guardano allucinati e con scritto sulla fronte" Ma quando andate a dormire?". Eh sì dormire! il giorno successivo ci aspettano altri chilometri e dislivelli da affrontare con le nostre case viaggianti sulle spalle, quindi tutti a nanna!

GIORNO 2:

Il risveglio è senza una nuvola e con il collo "incriccato", ma so benissimo che nel pomeriggio sono previsti possibili acquazzoni. In valgrande non esiste nessuna connessione con il mondo esterno, quindi reperire previsioni aggiornate è impossibile ma il meteo del giorno prima parlava di giornata in gran parte buona. Qualcuno incluso il sottoscritto ha passato la notte in bianco, ho fatto troppa selezione nel mio zaino e non mi sono portato il cuscino gonfiabile che mi avrebbe aiutato a dornire meglio.

Facciamo ordine, ripuliamo il bivacco, facciamo una foto di gruppo, mi carico le immondizie e ci incamminiamo nel bosco, le nostre spalle chiedono pietà e il sentiero è molto ripido ma per fortuna tra una battuta, un breve spiegone e una foto restano solo lontane sensazioni.

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Tiriamo il fiato ogni tanto e beviamo acqua a piccoli sorsi perchè fino a destinazione non avremo la possibilità di riempire la borraccia, facciamo una prima pausa, poi una seconda e a circa 20 minuti dal passo ci fermiamo per una ulteriore pausa mentre ammiriamo il panorama e la maestosità del Monte Zeda che da qui appare come un gigante

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La stanchezza c'è, ma la voglia di camminare pure. Cerco di capire se abbiamo margine per salire su qualche cima, La Marsice la escludo, troppo lunga e con gli zaini pesanti diventa anche pericolosa. Penso al Torrione lasciando gli zaini al colle e quindi opto per quella, ma non avevo ancora fatto i conti con quello che avrei visto dalla parte opposta della bocchetta.

"Dai ragazzi, su gli zaini e andiamo alla Bocchetta per ammirare il panorama!" Con un pizzico di energia in più e guardandoci alle spalle tutta la selvaticità della valle che ci ha ospitato e che stiamo lasciando, raggiungiamo la Bocchetta di Terza. Qui mi accorgo subito che sul lato della Val Vigezzo incombono nubi scure e minacciose, sono ancora lontane ma nel giro di dieci minuti iniziano ad ingrossarsi. Faccio due conti e i 40+40 minuti per raggiungere la cima ci portano a rischiare il temporale oltre che ad un bel ritardo sulla tabella di marcia, quindi decido per una bella pausa alla bocchetta, pranzo e poi scendiamo a Finero senza correre. Intanto le fatidiche mele girano ancora negli zaini e non riusciamo a trangugiarle tutte, la prossima volta non le porto più!

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Lasciamo la Bocchetta di Terza e usciamo dal catino della Valgrande con la sua abbondanza di boschi e silenzi e iniziamo a percorrere tutta la Valle di Finero. Anche questa parte del parco nonostante sia orientata verso dei centri abitati è molto silenziosa, anzi direi troppo! In parte la stanchezza e in parte la lunghezza dell'itinerario questa parte del trekking è piuttosto monotona. La monotonia viene interrotta da un paio di tuoni che sul finire dell'escursione ci regalano qualche goccia di pioggia.

Arriviamo a Finero per fortuna abbastanza asciutti e con un po di ritardo sulla tabella di marcia, dove il nostro minibus prenotato per l'occasione ci riporta alle auto. Ora ci tocca solo i recupero delle auto a Cicogna.

Bravissimi tutti, è stata una bella avventura ricca di buon umore, forse pochi spiegoni da parte del sottoscritto eclissati dall'allegria che per due giorni ci ha accompagnato. Ho un po' di rammarico, visto poi l'evoluzione reale della Domenica, ad aver ridotto il trekking di un giorno, ma la prudenza non è mai troppa e le previsioni di Giovedì sera confermavano ancora tempo molto instabile per tutta la giornata di Domenica.

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