Salecchio è un piccolo nucleo Walser a circa 1.500 m ai piedi del Monte Giove in Valle Antigorio. E' situato in una ampia prateria, un tempo sfalciata e coltivata per produrre fieno e segale. La realtà di Salecchio si è spenta circa 40 anni fa con la morte del suo ultimo abitante stabile e il paese ora è un piccolo gioiello poco conosciuto ma molto interessante. Percorrendo i sentieri intorno a questo piccolo insediamento Walser si può ancora immaginare come la vita fosse molto attiva e laboriosa.

 

Il lavoro a Saley era duro: si iniziava a lavorare al sorgere del sole e si smetteva al tramonto. In queste terre doveva essere fatta una precisa gestione della pastorizia e dell’agricoltura. I pendii erbosi e boscosi di Saley non permettevano grandi quantità di coltivazioni le quali venivano concentrate solo nelle vicinanze dei nuclei di case; diverso invece era il discorso per la pastorizia in quanto si poteva sfruttare in maniera più produttiva il terreno a disposizione. Il lavoro più duro e importante era quello della fienagione perché serviva a garantire il foraggio per il lungo inverno di Saley: si raccoglieva più erba possibile, prendendo anche quella più dura che cresceva sulle rupi e la si faceva essiccare nei fienili che erano posizionati al piano superiore delle baite. Quando la neve si scioglieva si lasciavano pascolare le mucche nei campi vicini ai paesi, per far loro mangiare l’erba più fresca e buona. Non appena gli alpeggi erano liberi dalla neve si portava il bestiame in quota mentre i prati più bassi venivano usati per raccogliere il fieno. Era un ciclo fisso scandito dalle stagioni ed era importantissimo sfruttarlo con il minor spreco. La comunità di Saley era molto solidale e tutti aiutavano tutti: in quelle non facili condizioni di vita si era costretti a collaborare; molti lavori come la manutenzione dei sentieri, la pulizia dei corsi d’acqua e la sistemazione delle abitazioni erano attività svolte in comunità. In ogni caso non mancavano le liti soprattutto quando riguardavano i confini dei prati dove anche pochi centimetri erano preziosi.

In questa società la donna era di fondamentale importanza. Le donne Walser erano forti e aiutavano gli uomini nella fienagione, nel curare la casa nell’allevare i figli ma soprattutto badavano al paese quando gli uomini erano costretti ad andare a lavorare al di fuori della comunità; in periodo di guerra le donne fungevano anche da  corrieri per il contrabbando.

Anche i bambini erano impegnati nel lavoro e già dai 9 – 10 anni iniziavano con il taglio della legna, la pulizia del sentiero nella giornata del Comune o la pulizia degli alpeggi. Durante il periodo estivo venivano caricati gli alpeggi sovrastanti i boschi di Saley, di norma alla cura delle bestie provvedeva solo una persona in quanto tutta la forza della comunità doveva concentrarsi per la raccolta del fieno. Gli alpeggi si estendevano tra gli Alpi Casarola a sud-ovest e l’Alpe Vova a nord comprendendo un territorio appena sufficiente per il pascolo e la raccolta del fieno.

L’agricoltura comprendeva la coltivazione della segale e della canapa. Successivamente, quando furono introdotte in europa, venne coltivata anche la patata, rimasta un tabù per molti anni, in quanto i Walser consideravano diabolico qualsiasi cosa che crescesse sotto terra. Questi tuberi erano le eccezionali patate di montagna piccole ma molto gustose, ormai “estinte” nei negozi e supermercati odierni ed esclusiva proprietà di chi può ancora coltivarle per uso personale. A Saley le patate erano e sono tuttora coltivate: una volta per necessità, ora grazie alla passione di chi abita quelle stupende baite nel periodo estivo. La giornata era dunque piena, non concedeva molte soste. Mi colpiscono due frasi lette sul libro “I Walser del Silenzio” dove una donna, Albina Pali, ricorda: “ Una vita serena, ma di fatica. Quello era il nostro mondo” oppure quella di Letizia d’Andrea “Era bello a Salecchio, nonostante i tanti sacrifici. Era un paese allegro, si sentiva cantare da una montagna all’altra.”; queste parole ci fanno capire che nonostante le condizioni di vita dure le persone erano a loro modo in armonia e probabilmente più felici di molta gente più ricca di denaro ma povera di anima.

Solo le feste religiose scandivano il ritmo del lavoro ed erano attese dalla popolazione, ad esempio le processioni che venivano vissute anche come un rito superstizioso per richiamare la pioggia durante i periodi di siccità o viceversa il sole quando pioveva molto oppure semplicemente per ringraziare la Madonna per la buona stagione.

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