CINQUE TERRE PER DIECI ESCURSIONISTI

Quattro giorni per godere a pieno l'ottava meraviglia del mondo

Escursione del ponte 25 Aprile 2017

MuzzeroneCosa succede quando in un trekking alle cinque terre trovi chi è alle prime escursioni e “adora le scale”, due perugini che ti suggeriscono succulenti ricette, un ricercatore folle di asparagi selvatici, chi ti ringrazia per il bel posto come se fossi il padre eterno che lo ha creato e chi silenziosamente sgrana gli occhi per la spettacolarità del luogo?

Rispondo con una parola sola: allegria!

GIORNO 1: A Levanto sicuro del parcheggio mi ritrovo la sorpresaccia da parte dell’amministrazione comunale: I costi dei parcheggi sono raddoppiati nel giro di tre mesi. Uno si può aspettare qualche ritocco ma non un raddoppio vero e proprio in stile “Lascia o raddoppia”. Se lascio avremmo perso tutte le coincidenze e la giornata sarebbe diventata una corsa contro il tempo e noi non siamo qui solo per soffrire. Dopo il salasso comunale, giungiamo a Monterosso con il treno dove ci aspettano i nostri compagni di viaggio perugini completando il gruppo.

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I sentieri di questo primo tratto sono affollatissimi, si perde un po’ il gusto del trekking, in quanto si incrocia gente di ogni tipo: il tipo da spiaggia in ciabatte, tipelle in sneakers, lo stirello con il mocassino, il tedesco, il francese, il giapponese e poi arriviamo noi armati fino ai denti come se dovessimo salire sulla cima dell’Everest.

Bastano pochissime ore e già all’interno del gruppo si rompe il ghiaccio entrando subito in sintonia, il vantaggio dei gruppi piccoli è proprio questo.

Raggiungiamo una Vernazza che assomigli più a piazza duomo durante la vigilia di natale dove fatichiamo a trovare un angolo per sederci e mangiare la nostra focaccia in santa pace. Il sole è alto, fa discretamente caldo anche se tira una leggera brezza fresca. Ammiriamo sia il paese e sia la scogliera con le sue pieghe e le sue striature e l’eroica vegetazione di scogliera aggrappata a pochi cm di terra. 

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Dopo il mio consueto spiegone si riparte alla volta di Corniglia lungo un’altrettanto spettacolare sentiero dove giungiamo sul fare della sera. La cena di questa sera non è inclusa nel prezzo ma a Corniglia conosco un posto dove si mangia bene e dopo una attenta verifica dei listini ci catapultiamo nel famoso locale.

Il piatto parla da solo!

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GIORNO 2: Il risveglio è nuvoloso e le facce di tutti un po’ spentine, ma dalla mia ho il meteorologo di fiducia che mi ha già dato tutti i ragguagli del caso! assicuro a tutti che non sarà malaccio, solo qualche nube, qualche sporadica goccia e nulla di più… anzi poi sarebbe uscito il sole. Così è stato e sinceramente abbiamo apprezzato la situazione: non si sudava più di tanto e i panorami c’erano lo stesso.

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Basta poco per rallegrare il gruppo: le famose scale! Oggi la tappa è fatta di sentiero a scalini o scalini a sentiero dipende dal punto di vista! La giornata è una dura prova per i nostri quadricipiti e le nostre ginocchia!

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Per dimenticare la fatica il “là” viene dato da Antonello e Monia che iniziano a suggerire ricette per la sera a base di erbe selvatiche, quindi lasciamo da parte il discorso Sciacchetrà delle cinque terre, buono ma costoso per le nostre tasche, per mettere gli occhi a terra alla ricerca spasmodica degli asparagi selvatici che sembra abbondino agli occhi dei più esperti. C’è chi invece si affascina con i Cisti, chi con l’elicrisio e chi pensa a erbe più “opficinali”! in quest’ultimo caso per non portare il gruppo sulla brutta strada li riporto sulla retta via con una lezione sui muretti a secco, essendo questo uno dei tratti più spettacolari ed esemplari del Parco Nazionale!

Scalino dopo scalino raggiungiamo Volastra dove una bella pausa con visita alla piccola chiesa è d’obbligo e poi giù per altrettanti gradini verso Manarola la terza terra delle cinque o meglio dire delle sette! Pranzo a suon di focacce e affini e poi vista l’ora e il meteo poco amichevole per una pennica sugli scogli ci facciamo quattro passi sul quel che rimane della tranquilla e panoramica “Via dell’amore”.

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Scendiamo anche al mare a fotografare le onde!

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Driiin fine dell’intervallo, ci aspetta la parte più ripida dell’intero trekking, l’antica via Beccara! Il sentiero di collegamento tra Manarola e Riomaggiore noto come “sentiero da ginocchia in bocca” che potrei definire uno “Scalinsentiero”. Sia la salita che la discesa percorrono un ripido promontorio fatto a gradoni di roccia.

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Questo tratto è decisamente meno frequentato anche se non mancano i tipi da spiaggia che si avventurano inconsapevoli del loro destino! La sofferenza diventa un piacere quando si raggiunge la parte alta della montagna godendo del panorama e del sole che timidamente inizia a farsi largo tra le nubi.

Arriviamo a Riomaggiore, chi con le ginocchia tra le mani e chi più baldanzoso, ma tutti con mille idee e propositi per la cena in quanto abbiamo un mini appartamento con tanto di cucina e terrazza su Riomaggiore e sul mare! L’idea della cena succulenta “home made” tramonta al mini “mini market” dove la ricerca degli ingredienti è piuttosto ardua e quindi si opta per un rapido sugo “coop made”, formaggi, affettati e frutta!

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Poi passeggiatina digestiva per Riomaggiore

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GIORNO 3:

Le nubi si diradano restando confinate solo sugli alti crinali e questo mi fa piacere perché andiamo a percorrere uno dei tratti più belli che rimane sul confine tra il Parco Nazionale e il Parco di Portovenere. L’attrazione di oggi è il panorama superbo che ha inizio dal Santuario di Mont’all… ner… ma chissà perché lo chiamo Mont’allegro se si chiama Montenero? Sarà per la posizione invidiabile?

Il santuario lo si raggiunge sempre lungo un ripido scalinsentiero che mette a dura prova le gambe ma troviamo sempre il modo di smorzare la fatica, tra panorami, fioriture e piccoli aneddoti . Il raggiungimento del santuario da anche l’addio ai scalinsentieri per la gioia di tutti ora si inizia a percorrere dei tratti più a misura di escursionista. Salutiamo “Mont’allegro” che poi è nero per raggiungere prima un parco giochi invitante

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Poi una bella area pic nic nel bosco con tanto di chioschetto per fare la nostra pausa pranzo.

Dopo la meritata e rilassante pausa ci accingiamo ad affrontare il tratto di sentiero per raggiungere questo luogo

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Per poi dopo un’altra oretta arrivare al nostro rifugio con questa vista

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Ma all’ora di cena le sapienti mani del cuoco del rifugio ci prepara dell’ottimo cibo spezzino e noi ci coccoliamo a suon di baccalà fritto, frittatine alle erbe, cacio e fave, testaroli al pesto, polipo in umido con patate e per finire cantucci con vin santo! Ora ditemi in quale rifugio avete mai mangiato queste cose!?!?!

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GIORNO 4: Ritornano le nubi e qualche gocciolina di pioggia, ma solo per qualche minuto! Poi le nubi si assottigliano lasciando il cielo lattiginoso ma il panorama e sempre ben presente. Dalla bella Portovenere giusto in tempo prendiamo il traghetto e andiamo sull’Isola Palmaria, dove ci attende una escursione ad anello a dir poco strepitosa!

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Risaliamo il ripido sentiero che ci porta prima in cima a delle belle falesie dove riusciamo ad ammirare diversi gabbiani con i loro nidi. Poi è la volta del forte in cima all’isola, ci facciamo anche quattro passi nel giardino botanico per poi scendere alle cave di Portoro dove siamo letteralmente invasi da colonie di gabbiani tutto questo mentre il sole inizia timidamente a fare capolino regalandoci un po’ di tepore.

La stanchezza dei quattro giorni si sente e dopo una breve pausa scendiamo per visitare le cave sulla spiaggia ed infine affrontiamo l’ultima risalita che ci porterà al termine del trekking. Puntuali come degli orologi svizzeri riusciamo a prendere il traghetto in tempo per andare a Portovenere a pranzare a chi a suon di fritto di pesce, chi a focacce e chi con le trofie al pesto!

Che dire a parte qualche sorpresa sul parcheggio e un po’ di demenza senile da parte del sottoscritto sono state quattro meravigliose giornate, con un meraviglioso gruppo in una meravigliosa terra, anzi sette meravigliose terre! L’ospitalità ligure è da capire ma una volta che la conosci sai che comunque è ottima facendoci sentire come a casa.

Complimenti a tutti e grazie per aver reso questi quattro giorni stupendi con la vostra allegria.

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