UNA VIA DEL SALE ALLEGRA E BAGNATA

Quattro giorni di cammino tra l’incertezza meteorologica e la certezza di luoghi stupendi.

Sale2016 red 2392>Quando c’è di mezzo un ponte siamo tutti speranzosi che siano belle giornate, se poi questo ponte festivo è l’unico di tutta l’estate si organizzano danze propiziatorie di gruppo per esorcizzare il maltempo.

PRIMA DELLA PARTENZA:

La settimana antecedente la partenza del trekking il sottoscritto era in linea diretta con le previsioni meteo. Controllavo i miei soliti meteorologi di fiducia, facevo analisi, supposizioni, imprecazioni e scongiuri. Il risultato era uno solo: instabilità atmosferica che significa che si ha un 50 per cento di possibilità di avere sole o di prendere acqua. Che si fa? Si parte!

 

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PRIMO GIORNO:

01 Sale2016 01Il ritrovo a Pavia inizia con il dubbio sull’arrivo del pullman di linea per Varzi! L’autostazione è chiusa e sulle sbarre della cancellata c’è un cartello di protesta sindacale. Penso fra me e me: ecco la prima sfortuna, nonostante abbia chiamato la biglietteria il giorno prima nessuno mi ha avvisato di un eventuale sciopero. Per fortuna dopo varie ricerche e domandando in giro come se fossi un clochard in cerca di monete mi assicurano che nei giorni di festa i bus arrivano direttamente in strada senza entrare in autostazione.

Il bus arriva a Pavia già carico di un gruppo milanese che percorrerà la nostra stessa via e dopo un cambio a Varzi raggiungiamo Brallo di Pregola. Il cielo è azzurro con qualche nube addensata su alcune cime e con una buona dose di caldo afoso, segno evidente di instabilità atmosferica,  si può solo sperare che non aumentino le nubi. Ci prendiamo un caffè dribblando il grosso gruppo milanese davanti al bancone del bar e successivamente ci mettiamo in marcia: inizia l’avventura! Il caldo umido si fa sentire e sudiamo “sette camicie e una t-shirt” ma arrivati a Cima Colletta ecco apparire al nostro orizzonte la nube nera di “Darth Vader” come nel film Guerre Stellari che preannuncia la doccia prima di arrivare a Capanne di Cosola. Intanto ci gustiamo il panorama stupendo che offre questa zona: sullo sfondo dominato dal nero delle nubi appare il Monte Lesima mentre nella parte più soleggiata spunta lo scoglio roccioso della Pietra Parcellara.

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Dopo una breve sosta fotografica a cima colletta riprendiamo il cammino per arrivare ai Piani del Lesima dove prevedo di fare la pausa. I verdi prati e i boschi di faggio sono affascinanti e tra qualche foto, una chiacchiera e un “speriamo non piova” raggiungiamo il luogo per pranzare. Non facciamo a tempo ad addentare i nostri gustosi panini che inizia a piovere! Non si può far altro che riprendere il cammino e con pioggie alternate a pause nebbiose arriviamo a Capanne di Cosola dove una doccia, una buona birra e una chiacchierata ci fa arrivare in fretta a sera dove ci attende una cena con i fiocchi a base di Pisarei con fagioli, carne, frutta e dolce innaffiati con del buon gutturnio quale migliore celebrazione della cultura delle quattro provincie.

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SECONDO GIORNO:

02 Sale2016 01Sveglia con nebbia e colazione con il panorama che inizia ad aprirsi e ci fa ben sperare nel tempo clemente. Questo ci carica di buoni propositi per la giornata e dopo un piccolo sopralluogo in collaborazione con l’altro gruppo  per evitare tratti troppo “fangosi” partiamo alla volta della cavalcata di cime che ci porteranno fino alla lontana Torriglia. La cena della sera prima ci ha dato una buona carica energetica ed il passo è buono, raggiunto il crinale veniamo accolti da splendide praterie montane, vacche al pascolo e qualche spazio panoramico e di sole.

Abbiamo evitato la cima del Monte Cavalmurone in quanto la discesa sarebbe risultata ripida e con il fango insidiosa, ma davanti a noi ci attendono il Monte Carmo ed il Monte Antola da salire. Qualcuno cerca disperatamente i famosi narcisi del Parco dell’Antola e subito dopo viene accontentata con qualche esemplare ai piedi del Monte Carmo, cima che segna il confine tra Liguria, Emilia Romagna e Piemonte. Le nubi ci avvolgono di nuovo ma mentre saliamo sulla cima del Carmo un alito di vento ci concede un po’ di panorama e di sole ammirando la splendida vista nel cuore dell’Appennino: dolci crinali prativi con fitti boschi sui fianchi mente qua e là tra i fondovalle e i pendii, piccoli nuclei e abitati silenziosi completano il quadro di un ambiente selvaggio e nello stesso tempo dolce e accogliente.

Capanne di Carega e Casa del Romano sono a circa 1 h di cammino e abbiamo il tempo di raggiungerli per l’ora di pranzo. Lungo la discesa nel bosco veniamo accolti da un mare di fango che raddoppia quasi i tempi di percorrenza. Sarà la costante del trekking! Capanne di Carega è già occupato dal gruppo numeroso di Milano, quindi decidiamo di andare a Casa del Romano per sostare.

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Cerchiamo un piccolo spazio per consumare i nostri panini ma l’idea di un tagliere di salumi e formaggi stuzzica tutti e ci fiondiamo nel piccolo e accogliente locale dove gustiamo le prelibatezze della zona. Rimettersi in marcia dopo il pranzo è sempre difficile ma ripresa la marcia veniamo accolti dalle stupende praterie dell’Antola ricche di narcisi che ci allietano e ci regalano buonumore. In circa due ore siamo in cima al Monte Antola e in pochi minuti raggiungiamo anche il rifugio. La voglia di fare un’altra piccola sosta c’è, ma i nostri scarponi sono ricoperti di fango e nessuno ha voglia di toglierli; inoltre siamo anche in ritardo sulla tabella di marcia. Compiamo l’ultima fatica della giornata: la discesa a Torriglia dove ci aspetta l’accogliente Rifugio Maneggio del Lupo con i simpatici e ospitali gestori. Arriviamo giusti all’orario di cena che ci gusteremo dopo una doccia rigenerante. Anche in questa serata la buona cucina non manca: Affettati e formaggi, Zuppa al pesto, fesine di pollo e crepes alla nutella.

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TERZO GIORNO:

03 Sale2016 01Il diluvio universale! Appena svegli il cielo è coperto con umidità alle stelle. Il gestore del rifugio ci offre un passaggio con la sua jeep fino all’attacco del sentiero evitandoci una lunga camminata su asfalto. Appena ci mettiamo in marcia inizia a piovigginare, ma è sopportabile. Le previsioni parlavano della mattinata un po’ piovosa ma con speranze di miglioramento nel corso della giornata e ampi spazi di sereno. Saliamo la cima del Monte Lavagnola completamente immersi nella nebbia e da qui iniziamo la lunga traversata discendente verso Sottocolle. Mentre percorriamo il bel bosco di latifoglie la pioggia aumenta ma il peggio deve ancora venire! Ci attende un lungo percorso di prateria con erba alta fino alle anche che inzuppa i nostri pantaloni e le nostre calzature, sentiamo qualche piccolo tuono in lontananza che ci fa aumentare il passo. Abbiamo ancora un’ora di cammino per raggiungere Sottocolle dove possiamo sostare in un bar per rifocillarci e metterci indumenti asciutti. La pioggia e l’umidità ci hanno sfinito psicologicamente e per raggiungere Uscio, occorrono ancora 4 ore di cammino in queste condizioni. Pensare di proseguire con gli scarponi bagnati e la pioggia incessante sembra non essere gradita da nessuno ed inoltre i percorsi possono diventare insidiosi e pericolosi. La saggia decisione è quella di raggiungere Uscio con un taxi. Questo ci permette di avere un pomeriggio di relax e riposo prima di affrontare l’ultima tappa. Mentre il gruppo si riposa nel confortevole e accogliente Rifugio Uscioio, mi metto alla ricerca spasmodica di un po’ di quotidiani da utilizzare come carta assorbente per asciugare gli scarponi. La gazzetta dello sport e gli altri quotidiani sono miracolosi! Alla sera invece ci tiriamo su il morale con previsioni decisamente incoraggianti per il giorno successivo, un’ottima cena preparata da Sonia e una serata in giro per Uscio dove finalmente vediamo il cielo stellato.

QUARTO GIORNO:

04 Sale2016 01Apro gli occhi, vedo luce e sento il cinguettio degli uccelli, guardo tra le fessure delle persiane e vedo splendere il sole all’orizzonte! Finalmente abbiamo una giornata bella, l’umore è alle stelle perché oggi possiamo vedere finalmente un po’ di panorama, oltre a goderci il sole.

Oggi avremo con noi Maribell l’aiutante di Sonia del B&B di Uscio che dopo giorni di pioggia e cupo vuole percorrere i sentieri della Liguria fino a raggiungere il mare. Noi non parliamo spagnolo e lei non parla italiano, ma grazie alle somiglianze linguistiche ci intendiamo alla perfezione. Iniziamo a camminare salendo ad un piccolo passo che separa la valletta di Uscio con la Val Fontanabuona e da qui per crinale iniziamo l’avvicinamento al mare.

Sul crinale il sentiero è invaso dall’erba alta, cresciuta a dismisura anche a causa delle abbondanti piogge. Raggiungiamo la piccola cimetta del Monte Tugio con i suoi ripetitori e da qui in poco tempo scendiamo al Passo Spinarola.

Il passo segna anche il confine con il Parco Naturale del Monte di Portofino. Qui la sentieristica è curata e gestita dal parco ed è ovviamente in buone condizioni oltre che ben segnalata. Si percorrono dei bellissimi boschi di castagno e alcuni resti di antiche teleferiche fino a giungere in un punto del cammino in cui la vista spazia sui due golfi: alla nostra destra il Tigullio alla nostra sinistra la costa Paradiso. La giornata è calda ma anche sufficientemente ventilata e dopo qualche pausa lungo il percorso raggiungiamo il Santuario della Madonna di Caravaggio. Dopo un lapsus religioso del sottoscritto che sosteneva l’esistenza di un San Caravaggio pranziamo baciati dal bel sole e con la splendida vista della costa ligure.

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E’ dolce oziare, ma dobbiamo ancora scendere a Camogli e abbiamo un treno da prendere, quindi zaini in spalla e pedalare! Riusciamo ad arrivare al mare in tempo per una focaccia e una “pucciata” di piedi sul bagnasciuga prima di affrontare il momento più faticoso del trekking: il viaggio di rientro in treno a conclusione dell’unico lungo ponte estivo! Treno sovraffollato e viaggio simile a quello dei profughi ma il ricordo di giorni avventurosi e spensierati ci lascia un mezzo sorriso sui nostri volti stanchi.

Complimenti a tutti i partecipanti, il trekking è stato impegnativo sia dal punto di vista fisico e sia dal punto di vista psicologico ma sono arrivati tutti soddisfatti per aver compiuto questa bella impresa. Oggi abbiamo gambe più forti per camminare lungo i sentieri della vita.

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