ESCURSIONE SUL MONTE ALOM IN VAL VIGEZZO

Quattro esploratori sui sentieri ossolani impervi e selvaggi

MteAlomRed 9001L’escursione prevista di questa domenica era sul Monte Antola, un bellissimo balcone panoramico tra gli appennini Liguri, Lombardi, Piacentini con vista sul mare ma le previsioni davano nubi compatte con il rischio di trovarle addossate alla nostra cima. Dopo oltre due settimane di nebbie in pianura, andare in montagna per cercare le nubi è da masochisti!

Con un veloce sguardo alle previsioni e visto i pochi partecipanti, ho ribaltato il programma trasformando l’escursione in una esplorativa per gente tosta! Decido di esplorare una zona che era da tempo nelle mie idee: la bassa Val Vigezzo e poi ho tre camminatori che mi hanno già anticipato che volevano camminare e faticare ma soprattutto vedere il sole.

Raggiungiamo Coimo con le auto dove ci aspetta una bella giornata; la meta è il monte Alom, una cima dal bellissimo panorama, ma non so ancora bene dove attacca il sentiero e sulle mappe poco aggiornate di questa zona vedo due itinerari. Essendo questa una esplorazione, occorre cercare l’attacco del sentiero, soprattutto quello giusto! Partiamo senza trovare indicazioni chiare e dirette sulla cima quindi decido di salire per i pratoni sopra Coimo in modo da intercettare il sentiero ma i segni sono poco evidenti e trovo solo uno sbiadito segno lungo una traccia che sale ripida nel bosco.

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I primi 100 metri salgono su ripidi, poi troviamo un sentiero, ma dalla mappa ci sembra di seguire una flebile traccia che sale nel bosco che dovrebbe ricollegarci al sentiero principale più sopra. Peccato che la flebile traccia si rivela quella di un boscaiolo andato a far legna così ci ritroviamo su una ripida faggeta dove fatichiamo a progredire, qualcuno scivola e della mulattiera non se ne vede l’ombra. Meglio fare un traverso discendente per intercettare il sentiero incrociato prima che ci riporta sicuramente sulla retta via.

Raggiunta finalmente la mulattiera iniziamo a salire decisi verso la nostra meta. Il bosco fitto ci impedisce di vedere il panorama, ma a tratti riusciamo a scorgere la nostra cima, meglio non pensarci perché è ancora piuttosto lontana! Nei pochi bivi che trovo faccio il raffronto con due mappe che non parlano la stessa lingua, percorsi segnati diversamente e alpeggi che sulla mappa non esistono: chiaro segno che siamo in una zona “selvaggia e poco frequentata”.

Finalmente usciamo dal bosco e il percorso diventa più chiaro, per evitare di allontanarsi troppo dalla direttrice della cima che abbiamo come obbiettivo occorre trovare un pendio poco ripido per poter intercettare il sentiero superiore che porta in cima.

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Le gambe iniziano a faticare per il dislivello e lo stomaco si lamenta perché è mezzogiorno ma da dove siamo alla cima mancheranno sì e no 40 minuti. Sforzandoci di non pensare alla polenta o ai salamini e stringendo i denti saliamo sul pendio fino ad incrociare di nuovo il sentiero, dove troviamo tre persone che provengono dalla vetta e ci assicurano che siamo quasi arrivati.

Così con un ultimo piccolo sforzo ci troviamo sulla cima dell’Alom dove la ricompensa per le nostre fatiche è un panorama stupendo. Il clima è mite e ci sediamo in cima per mangiare mentre le chiacchiere scorrono veloci ed è già arrivato il momento di scendere; le giornate sono corte e il percorso di discesa è a noi sconosciuto quindi meglio non attardarsi. Scendiamo veloci e raggiungiamo un’altra cimetta più bassa prima di scendere di nuovo a Coimo lungo un sentiero più evidente e facile di quello di andata.

Bravissimi i miei compagni di esplorazione, hanno testato la loro resistenza e hanno superato la fatica a pieni voti. Pronti per le prossime escursioni EE.

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